
Il Resto Segue
Non nascondere la diversità, anzi cominciare a raccontarsi proprio da lì: una monografia spiega il fenomeno Billie Eilish.
Vogue Italia 831
Ha vinto innumerevoli singoli d’oro e di platino, ed è l’unica artista nata dopo il 2000 con una canzone al primo posto nella classifica americana. 160 cm, 18 anni da compiere, depressione e sindrome di Tourette, Billie Eilish è la dimostrazione che spontaneità e rifiuto dell’omologazione non solo pagano, ma creano un seguito difficile da raggiungere.
Lo racconta il giornalista musicale Massimo Longoni, autore di Good Girl, Bad Guy – Il mondo di Billie Eilish (Agenzia Alcatraz), la prima monografia a lei dedicata.
Billie Eilish è una cantante di protesta?
Non ha l’anima della predicatrice, però insegna ad affermare la propria personalità, e lo fa con l’esempio. L’approvazione per lei viene dopo la spontaneità. Se indossa abiti firmati li nasconde, all’opposto dei musicisti trap che ostentano i marchi. Billie dice: comincia dalla tua diversità, il resto segue.
Anche il suo stile musicale è contro lo status quo?
Sì, perché è impossibile rinchiuderla in un genere. Sarebbe il contrario della sua natura; lei mescola jazz, rap, pop. Ogni brano è un esperimento. Da anni il pubblico è abituato a pezzi riconoscibili in fretta.
Per quale battaglia si è esposta?
Quella per l’ambiente, ma non ha fatto la predica. La sua opinione è diventata un testo in cui immagina che Dio e Satana si alleino contro l’uomo distruttore: All the Good Girls Go to Hell. Per il tour 2020, collabora con Reverb, l’associazione che si occupa di sensibilizzare i ragazzi sulla sostenibilità. – M . N .




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