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Il Lupo Mannaro
Il lupo mannaro è donna! Per la prima volta disponibile in volume unico un classico della letteratura soprannaturale a tema licantropia. L’autrice, Clemence Housman, figura di spicco del movimento suffragista, scrittrice, illustratrice e poetessa, è stata più volte lodata e citata da H.P. Lovecraft.
Chi è, o cosa è, la figura avvolta in una pelliccia bianca che dal nulla fa la sua comparsa nella gelida notte di un villaggio scandinavo, in un luogo e in un tempo imprecisati? Quale arcana influenza esercita su chi entra in contatto con lei, nella fattispecie i fratelli Christian e Sweyn, tanto da metterli l’uno contro l’altro, e a quale fine?
H.P. Lovecraft mostrò apprezzamento per Il lupo mannaro di Clemence Housman, a cui attribuì nel suo Supernatural Horror in Literature un “alto grado di tensione raccapricciante” e la capacità di “evocare l’atmosfera del folclore autentico”, menzionandolo anche nella corrispondenza intrattenuta con il collega Clark Ashton Smith.
“Pelliccia bianca”, la donna-lupo sfuggente, minacciosa, seducente ed evocativa tratteggiata dalla scrittrice britannica è tutta ottocentesca, ancora lontana dagli stereotipi a base di luna piena e pallottole d’argento che si imporranno solo in seguito. Parimenti, si distanzia anche dalla rappresentazione canonica del “mostro”, rivelandosi più affine a quella di una femme fatale e accostandosi semmai, in questo, a La lupa bianca dei monti Hartz di Frederick Marryat, o a The White Wolf of Kostopchin di Sir Gilbert Campbell. Più di una mera variazione sul tema, la ricerca di un archetipo “altro” è da ricondursi al vissuto e alla coscienza femminista della Housman: le gesta e la natura stessa della sua creatura trovano la propria chiave di lettura a prescindere dall’impianto, fiabesco quanto orrorifico, della storia narrata.
Il simbolismo cristiano che emerge dalla vicenda e dalle dinamiche tra i protagonisti aggiunge poi a questa perturbante e allegorica belva leggendaria una ulteriore e peculiare dimensione, al punto di rendere Il lupo mannaro un singolare esempio di “Christian horror story”, in cui folclore, sottotesto femminista e richiami biblici riescono a coniugarsi mirabilmente, generando un unicum assoluto nella letteratura licantropica.
Pubblicato per la prima volta sul mensile britannico Atalanta nel 1890 con le illustrazioni di Everard Hopkins, The Were-Wolf esce in volume unico sei anni dopo, questa volta arricchito da quelle di Laurence Housman, fratello dell’autrice. Includendo le tavole di entrambe le edizioni, La Biblioteca di Lovecraft riporta alla luce in una nuova traduzione, a cura di Gabriele Scalessa, un racconto assente in Italia da trent’anni (e a suo tempo erroneamente attribuito a Edith Nesbit).
Cura e traduzione di Gabriele Scalessa
Postfazione di Vera Gheno
€16.00 €15.20
BdL 1 - Formato: 12 x 19 Pagine: 148 - Brossura ISBN: 978-88-85772-58-8









